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I CAMPI FLEGREI

Campi_flegrei

POZZUOLI

Pozzuoli fu una colonia di Samos nella seconda metà del VI secolo a.C. Inizialmente conosciuta col nome di Dikaiarchia, combatté al fianco di Cumae contro gli Etruschi ed i Sanniti, che la conquistarono durante il V secolo a.C. Nel II secolo a.C. sotto i Romani prese il nome di Puteoli, divenendo la più importante base strategica per la flotta romana nel Mediterraneo fino alla costruzione del porto di Ostia (I secolo d.C.). Ma nonostante il suo progressivo declino, fu sempre tenuta in alta considerazione dagli imperatori e particolarmente da Domiziano che la collegò alla capitale grazie ad una strada che prese appunto il suo nome.

Il Tempio di Serapide

E’ una delle maggiori testimonianze monumentali di epoca romana, conosciuta comunemente col nome di Serapeo. Il nome è dovuto alla scoperta nell’edificio della statua di Serapis, un’antica divinità egizia venerata in epoca greca e romana. Ma in realtà si trattava di un mercato pubblico dalle dimensioni considerevoli. Sul lato opposto all’entrata principale sorgeva un ambiente semicircolare con numerose nicchie ornate di statue. La porzione centrale dell’ampio edificio era occupata da un podio circolare con una fontana nel mezzo e circondata da statue e da un gruppo di 16 colonne in marmo africano. Questa costruzione risale al periodo Flavio. Aldilà del suo enorme interesse architettonico ed archeologico, il tempio di Serapide risulta molto importante perché permette di “leggere” agevolmente la dinamica del bradisismo a Pozzuoli attraverso i secoli. Difatti sui resti di alcune delle antiche colonne dell’edificio sono ancora oggi visibili i fori prodotti dai litodomi- un tipo di mollusco: è chiaro anche che quei fori comprovano la diversa altezza dell’acqua nell’antichità rispetto ai giorni nostri dovuta al bradisismo.

Anfiteatro Flavio

L’Anfiteatro Flavio fu costruito al tempo di Vespasiano nella seconda metà del I secolo d.C. In ordine di grandezza, questo edificio risulta essere il terzo degli anfiteatri in Italia dopo il Colosseo (Roma) e quello di Santa Maria Capua Vetere. Ma l’interesse maggiore è dato dai suoi sotterranei, i più estesi e meglio conservati dell’antichità, costruiti in laterizio. Questi sotterranei, costruiti prevalentemente con mattoni, furono completati durante il I ed il II secolo d.C. e sono intatti ancora oggi. Da un vicino acquedotto proveniva l’acqua per allagare l’arena così che le battaglie navali (conosciute come Naumachie) potessero aver luogo. L’anfiteatro originariamente era dotato di tre ordini di arcate con circa 40.000 posti a sedere.

SOLFATARA

Appena fuori dalla città vi è la Solfatara. Conosciuta presso i Romani come Forum Vulcani, è in realtà il largo cratere di un vulcano quiescente. Il periodo di quiescenza di questa formazione vulcanica vicino Pozzuoli è una delle tipiche fasi di attività post-vulcanica; un periodo durante il quale l’unico segno di vita del vulcano è la produzione di gas sulfurei che creano depositi di zolfo. Il cratere stesso ha una forma ellittica. Le uniche costruzioni all’interno del cratere sono l’antico Osservatorio, situato vicino alla cosiddetta Bocca Grande, e la Fornace nella quale i vapori raggiungono temperature intorno ai 100° C. Uno dei fenomeni più caratteristici all’interno del cratere della Solfatara è la condensazione del vapore acqueo che forma piccole nuvole in presenza di una fiamma.

BAIA

Borgo Marinaro, località balneare e centro archeologico di notevole importanza, in pittoresca posizione in fondo all’insenatura omonima. Secondo la leggenda prese il nome da Baios, uno dei compagni di Ulisse, qui sepolto e onorato. Ma la celebrità di Baia è dovuta alle sorgenti termali che scaturivano copiosissime dalle colline circostanti e dal lido stesso, oltre che alla dolcezza del clima e alla bellezza dei suoi dintorni. A Baia, Caligola compì una delle sue più famose stravaganze: la costruzione di un ponte di barche da Pozzuoli a Baia, lungo due miglia romane, per abbreviare la distanza fra le due città. Più tardi i fenomeni eruttivi e soprattutto quelli bradisismici fecero scomparire gran parte dei grandiosi monumenti di Baia.

Zona Archeologica di Baia

Gli Scavi di Baia hanno portato alla luce un grandioso complesso imperiale romano (I-IV sec. d.C.) esteso sul pendìo della collina sovrastante l’abitato su un fronte di circa 450 metri e con un dislivello di 80. Si possono distinguere tre nuclei: all’estremità Sud il settore “di Venere”, al centro il settore “di Sosandra”, ad Est il settore “di Mercurio”, distinti da grandi scale di accesso e comunicazione. Dall’ingresso un vialetto conduce alla terrazza, fiancheggiata da resti di un portico su pilastri, sovrastante il “settore di Mercurio”: alle spalle sono una serie di cisterne intercomunicanti. Al termine della terrazza scendendo alcuni gradini si accede al “settore di Sosandra”, vasto rettangolo delimitato nei lati lunghi da due scale parallele, distribuito in tre terrazzamenti. Il terrazzo superiore è occupato da un quartiere di soggiorno; in un ambiente, aperto da nicchie, è stata trovata la statua di Sosandra, magnifica replica in marmo di un bronzo greco del V sec. a.C.. ora al “Museo Archeologico Nazionale di Napoli”. Nella terrazza mediana è sistemato un piccolo Teatro-ninfeo, con una vasca al centro dell’orchestra: serviva tanto per rappresentazioni teatrali o musicali, quanto come luogo di riposo e belvedere. La terrazza inferiore, a oltre 8 m più in basso, è occupata da una grande piscina rettangolare o “Bagno di Sosandra”, originariamente alimentata da una sorgente sulfurea che ancora scaturisce ai piedi della collina. Dalla piscina un corridoio, incassato nel terreno e coperto da una serie di archi, conduce al grandioso edificio centrale del “settore Mercurio”, chiamato impropriamente “Tempio di Mercurio” dalla tradizione umanistica napoletana, o anche Tempio dell’ Eco, per l’effetto acustico prodotto all’interno della volta.

BACOLI – CAPO MISENO

Il Castello di Baia fu fatto costruire su ordine del vicerè don Pedro di Toledo al fine di difendere la costa dai numerosi attacchi dei corsari. Oggi il castello è sede di un interessante museo. Bacoli è un popoloso e pittoresco paese di pescatori e località balneare. Nelle vicinanze della spiaggia sorgono le rovine della cosiddetta Tomba di Agrippina, un rudere nel quale la tradizione volle riconoscere il sepolcro di Agrippina, madre di Nerone, fatta uccidere dal figlio. Percorrendo la via principale della città si arriva alle vicine Cento Camerelle , singolare e grandioso impianto di serbatoi d’acqua di una delle più antiche e celebrate ville della regione baiana. Degna di nota è anche la Piscina Mirabile, immenso bacino rettangolare scavato nel tufo sulla Punta del Poggio nella prima età augustea, per assicurare l’acqua alla flotta stazionante a Miseno. Capo Miseno è un piccolo villaggio in pittoresca posizione tra la Punta della Sarparella e le pendici nord del Monte Miseno. Ebbe origine da una colonia militare fondata nel 31 a.C. da Augusto, ma fu distrutto nel IX secolo dai Saraceni.

CUMA

Cuma è un centro archeologico della massima importanza situato all’estremità ovest dei Campi Flegrei. Sede di una delle più antiche colonie greche in Italia, è celebre soprattutto per il santuario della Sibilla Cumana. Fu fondata nell’VIII sec. a.C. dai Calcidiesi di Eubea. Fra il VII e il VI secolo il dominio della città si estese a tutta la regione flegrea, e i porti di Miseno e Putéoli divennero parte dello stato cumano; seguì la fondazione di Neapolis.

Zona Archeologica

Il sito archeologico di Cuma è famoso soprattutto per l’Antro della Sibilla Cumana che fu uno dei più venerati dell’antichità. L’antro consta di una galleria rettilinea lunga circa 130 metri. Dei primi 25 metri restano soltanto gli stipiti dell’ingresso e il nascimento delle pareti; per tutto il suo ulteriore sviluppo la galleria è perfettamente conservata. In fondo all’antro, poi, si apre una camera rettangolare: è questa la Stanza Oracolare ove la Sibilla pronunciava i suoi vaticini. Di fianco all’ Antro della Sibilla si sale la gradinata d’accesso all’Acropoli. Seguendo la cosiddetta Via Sacra si trovano i resti del Tempio di Apollo. Della primitiva costruzione di età greca e sannitica rimane solo la grande platea. Nel VI o VII sec. il tempio fu trasformato in basilica cristiana. Davanti al tempio sorgono un’esedra e una cisterna di età greca. Riprendendo la Via Sacra si arriva ai resti del Tempio di Giove. Eretto in età greca (metà del V sec. a.C.) fu ricostruito al tempo di Augusto e trasformato nel V-VI sec. in basilica cristiana. Scavate nel pavimento o addossate ai muri si notano numerose tombe per sepoltura di cristiani.

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