
L'isola di Ischia, gemma dell'arcipelago partenopeo,
sorge di fronte al capo Miseno, con aspre coste frastagliate
inframmezzate da alcune calette. Di origine vulcanica, è
ricca di sorgenti termominerali e di fumarole che emanano i loro
vapori in più parti del territorio. Oltre all'
agricoltura, le risorse degli abitanti sono la pesca,
l'artigianato e soprattutto il turismo, favorito dal clima
mite e dal magnifico paesaggio. Sull'isola si trovano sei
comuni, collegati dalla strada statale 270. La visita comincia da
Ischia, il centro principale, divisa in due
parti ben distinte. Il nucleo più antico (Ischia Ponte) si
stringe compatto attorno al castello aragonese, che sorge su uno
scosceso isolotto collegato all'isola maggiore dal ponte
aragonese della prima metà del XV secolo. Si tratta di un
complesso di grande interesse storico che, con la sua struttura
fortificata, testimonia l'importante funzione strategica
svolta da Ischia quale baluardo difensivo del golfo di Napoli.
Entro il perimetro di mura si notano costruzioni di diversi
periodi: l'antica cattedrale trecentesca rinnovata in forme
barocche, l'ex convento delle Clarisse con il cimitero e la
chiesa dell' Immacolata, costruita nel XVIII secolo. Il
nucleo recente del paese (Ischia Porto) si distende, immerso
parzialmente in una superba pineta, attorno a un tranquillo
porticciolo di forma ellittica, corrispondente ad un antico
cratere messo in comunicazione con il mare alla metà del
secolo scorso. Lasciata Ischia, percorrendo una strada panoramica
che schiude ampie vedute sull'intero golfo partenopeo, si
raggiunge Casamicciola Terme, cara al
drammaturgo norvegese Ibsen e famosa soprattutto per
l'efficacia terapeutica delle sue acque termali. Le sorgenti
ipertermali bicarbonato-alcalino-salso-radioattive del
"Gurgitello" e della "Rita" alimentano gli
stabilimenti dove vengono curati disturbi di varia natura con
fanghi, inalazioni e bagni di vapore. Dopo 3 Km si arriva a
"Lacco Ameno", centro adagiato in una rada chiusa
dal tozzo promontorio del "monte Vico". Salendo sulla
sommità di quest'ultimo lo sguardo abbraccia gli
scenari più suggestivi dell''intera costa
settentrionale: in primo piano appare un caratteristico scoglio
che lo schiaffo incessante delle onde ha scolpito a forma di
fungo, mentre sullo sfondo le case e le ville scendono a cascata
verso il litorale. In paese la chiesa di "Santa
Restituta", costruita sulle fondamenta di una basilica
dell'XI secolo, conserva una notevole cripta, alla quale
è annesso un museo con reperti greci, romani e bizantini.
Nella "Villa Arbusto", immersa in un bel parco, ha sede il
"Museo Archeologico", che espone al pubblico gli oggetti
rinvenuti nella vicina "necropoli di San Montano",
costituita da tombe che vanno dall'VIII secolo a.C. al III
secolo d.C. Attraverso fitti vigneti si arriva a
Forìo, sulla costa occidentale
dell'isola, e ci si reca sulla "punta del Soccorso",
un ripido promontorio vigilato da una bianca e deliziosa
chiesetta in cui sono conservati gli ex voto di emigranti e
marinai. Da questa balconata si ammira anche la bella spiaggia di
"Citara" che, distesa ai piedi di una ripida scarpata
rocciosa, gli antichi Romani dedicarono a "Venere Citarea"
e ad "Apollo Risanatore", quasi a sottolineare la purezza
cristallina del mare in cui si dice che Venere, dea
dell'amore, amasse immergersi. A Forio si può visitare
la "chiesa di Santa Maria di Loreto", di origini
trecentesche e trasformata in periodo barocco. L'edificio
sacro presenta due campanili con copertura di maioliche; accanto
si leva il Torrione, una delle dodici torri erette a difesa
dell'abitato e risalente al tardo Quattrocento. Oltre Forio,
la strada si allontana dalla costa: si percorre così la
parte più impervia dell'isola, dove gli insediamenti
umani sorgono quasi tutti su piccoli poggi. L'unico centro a
contatto con il mare è Sant'Angelo,
che si raggiunge effettuando una deviazione da Panza. L'
antico villaggio di pescatori, ora votatosi a un turismo
d'élite, ha l'aspetto di un alveare aggrappato a
una penisoletta rocciosa. Alla sommità del paese e dal
lato della "Marina di Maronti" si trovano varie sorgenti
ipertermali radioattive salso-bromo-iodiche (90-98°C)
utilizzate per la cura di varie malattie, soprattutto cutanee e
artroreumatiche. Da "Panza" la strada risale verso le
radici dell'Epomeo, massima vetta
dell'isola (788 m), attraversando una serie di nuclei rurali
stretti attorno ai loro campanili (Ciglio, Serrara, Fontana,
Noia). Durante il percorso si possono ammirare residue abitazioni
trogloditiche scavate in spuntoni o massi tufacei. Per i sentieri
della campagna e per le vie dei centri circolano ancora animali
da soma: asini e muli, molto spesso, sono i soli mezzi di
locomozione che consentano di raggiungere i campi terrazzati
situati su erti costoni. Dopo "Fontana", la strada
ridiscende verso la costa e, giunta a "Barano", si infila
in una verde vallata dominata a sinistra dall'Epomeo e a
destra dalle cime tondeggianti del monte dei "Vezzi" e del
monte di "Campagnano". Barano si apre
sulla "piazza di San Rocco", che a sua volta guarda verso
il mare. Vi si trovano la semplicissima "chiesetta di San
Rocco" e la barocca "San Sebastiano", un tempo sede
conventuale, intitolata al patrono del paese. Attraverso una
vallata chiazzata di pini, castagni, vigneti e lindi casali si
ritorna ad Ischia.