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VILLA DI POPPEA

Affresco rappresentante dei fichi

La cosiddetta “Villa di Poppea” è probabilmente la più grandiosa ed elegante fra le ville suburbane riportate alla luce sinora. Come per Pompei ed Ercolano, anche questa nobile dimora fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 DC sotto una spessa coltre di materiale vulcanico: 6 metri circa di cenere e lapilli e poi un consistente strato di fango.
I primi scavi nell’area conosciuta col nome di “Mascatelle” furono intrapresi al tempo dei Borbone., e “saggi di scavamento” sono documentati per gli anni 1839 e 1840. Ma il primo scavo sistematico è iniziato solo nel 1964 ed è ancora in corso.

Nel momento in cui la cenere ed il fango hanno completamente seppellito la villa, a seguito dell’eruzione del Vesuvio del 79 AD., la bella dimora era probabilmente inabitata e sottoposta a lavori di restauro: finora nessuna traccia di vittime umane o animali si è recuperata; mancano nei vari ambienti quelle suppellettili, quegli oggetti, quelle opere d’arte, che nelle città vesuviane sono segno d’una vita interrotta bruscamente. Per contro, indizio di lavori in corso e tutto quanto si è trovato fuori posto: colonne marmoree distese a terra lungo le pareti del grande salone, sculture decorative ammucchiate in un angolo del porticato, gruppi di lucerne imballate ed accantonate in una stanza, come se fossero tenute in deposito.

Sul piano storico-sociale la villa romana di Oplontis deve certamente inquadrarsi in un ambiente facoltoso e raffinato sia per quanto riguarda la sua prima fase di vita, come lo dimostra la qualità dell’architettura e della pittura, sia per quanto riguarda la fase successiva, fino al suo seppellimento, anche se essa possa aver cambiato di proprietario nel corso della sua vita stessa. Ma è molto difficile allo stato attuale delle nostre conoscenze indicare di questa villa l’ipotetico proprietario E’ forse lecito però poter avanzare una ipotesi. Sopra il collo di un’anfora trovata nella grande latrina vi è dipinta la scritta SECVNDO POPPAEAE. L’anfora fu dunque spedita ad un "Secundus" liberto di una "Poppaea". Seppure deboli indizi, sono tuttavia essi tali da autorizzarci a supporre che la villa fosse di proprietà della "gens Poppea", almeno nel suo ultimo periodo, e che "Secundus" ne fosse un liberto o addirittura il "procurator".

Il complesso architettonico fu costruito intorno alla metà del I secolo a. C., ma ebbe successivi rifacimenti soprattutto nella decorazione parietale nel corso dell’età imperiale giulio-claudia. Si estende per oltre 60 metri dal Ovest ad Est e per più di 50 metri da Nord a Sud, e presenta gli elementi fondamentali della tradizione romana insieme con elementi di gusto più propriamente ellenistici. Notevole è soprattutto lo sviluppo dei porticati che girano intorno al perimetro dell’edificio e l’ingresso colonnato di passaggio dal gran salone al giardino.
Ad ogni buon conto, comunque, la villa oplontina rispecchia nel corpo centrale la disposizione della casa urbana, anziché quella delle ville extraurbane e suburbane, e la tipica sequenza atrio, "tablinum, hortus" o peristilio viene qui idealmente conservata, ma allo stesso tempo adattata all’intera planimetria della villa ed arricchita dalla presenza del grande salone settentrionale.
Il settore occidentale appare chiaramente essere stato il quartiere di rappresentanza, e la parte più nobile della villa stessa.
Il settore orientale, invece, sembra piuttosto destinato sia agli aspetti più intimi della vita quotidiana, (ambienti ad ovest e sud) sia allo svolgimento dei servizi (ambienti a nord ed est).

Ma ciò che colpisce di questa splendida abitazione, oltre alla sontuosa struttura architettonica e gli ampi giardini, è l’insieme delle belle pitture che decorano la villa, la cui unità stilistica è innegabile: ne fa fede se non altro il ricorrere spesso di eguali motivi. E se il secondo stile oplontino trova nessi con altre pitture già note, Villa dei Misteri, Casa del Labirinto, e così via, esso è più di tutte vicino alle pitture di Boscoreale; in alcuni dettagli vi è tanta somiglianza da indurre a pensare che le une e le altre siano uscite da una stessa tradizione pittorica.
Dopo la dispersione nei vari musei del mondo delle pitture di Boscoreale, il complesso oplontino che conserva invece la sua unità pittorica trova riscontro solo in quello della Villa dei Misteri ed in un certo senso lo supera. Né è escluso del tutto che lo scavo ancora in corso riveli un giorno o l’altro anche qui un ciclo megalografico da porre accanto a quelli di Boscoreale e di Pompei.

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